Oggi, in tutto il mondo, celebriamo la Giornata mondiale del rifugiato, una ricorrenza istituita nel 2001 per commemorare la Convenzione relativa allo statuto dei rifugiati, approvata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1951.
La data di oggi serve anche per ricordare e onorare milioni di persone costrette a lasciare la propria casa, la propria terra e i propri affetti a causa di guerre, persecuzioni, violenze o disastri ambientali.
Essere rifugiato non è una scelta, ma una tragica necessità per salvarsi la vita e cercare dignità. Sono storie di sofferenza e resilienza, di famiglie spezzate, di bambini che crescono lontano dalla loro patria, spesso in condizioni di estrema precarietà.
Oggi, più che mai, non possiamo ignorare ciò che sta accadendo a Gaza, dove migliaia di persone vivono un vero e proprio incubo quotidiano. Dopo l’efferato attacco terroristico lanciato da Hamas, che ha brutalmente colpito civili inermi, massacrato famiglie, rapito donne e bambini e seminato terrore con una violenza inaudita, il conflitto ha assunto proporzioni catastrofiche. Da mesi, donne, uomini e bambini sono vittime di una guerra che distrugge case, ospedali, scuole e infrastrutture vitali, con l’impossibilità di fuggire da quel lembo di terra, ormai privo di condizioni minime di sopravvivenza.
La tragedia di Gaza ci ricorda quanto sia fragile il diritto fondamentale alla sicurezza, alla salute, all’accesso all’acqua e al cibo e, soprattutto, il diritto a vivere in pace nella propria terra. Ma ricorda anche che milioni di rifugiati nel mondo continuano a vivere nell’incertezza, spesso senza una prospettiva concreta di ritorno.
Come comunità locale, come cittadine e cittadini e come amministratori, abbiamo il dovere morale di alzare la voce per difendere i diritti umani di tutte le persone, ovunque esse siano. Ricordiamo oggi i rifugiati di Gaza e di tutto il mondo, e riaffermiamo il nostro impegno per un futuro di pace, giustizia e accoglienza.
La Giornata mondiale del rifugiato non è solo un momento di memoria, ma un appello a non voltare lo sguardo di fronte alle sofferenze altrui e a lavorare insieme per un mondo in cui nessuno sia costretto a fuggire.
Nessuno sceglie di diventare rifugiato. Nessuno dovrebbe essere lasciato solo.